La corsa a inseguimento del Pd
Mentre la maggioranza soffre le doglie del parto di una manovra pesante, nelle opposizioni si è aperta una specie di gara di inseguimento. Antonio Di Pietro e Nichi Vendola inseguono Pier Luigi Bersani, per imporgli di definire un accordo di alleanza che escluda l’Udc e quindi massimizzi il loro potere di coalizione, mentre Bersani continua a inseguire Pier Ferdinando Casini, che si schermisce e manda invece messaggi ad Angelino Alfano. Persino Massimo D’Alema pare essersi persuaso che con Casini non c’è più niente da fare.
9 AGO 20

La gara, però si svolge su un terreno disagevole, con il peso delle ingerenze giudiziarie ampliate dal sistema mediatico che preme su Bersani, che reagisce facendosi catturare dal puro antiberlusconismo, il che gli impedisce di mettere in luce le distanze programmatiche che lo separano dagli alleati. Queste differenze, che dovrebbero essere la carta fondamentale in mano al Pd, sono state attenuate fino quasi a scomparire. Ad esempio sul tema centrale delle relazioni industriali. Mezzo Pd sta sulla linea Marchionne, l’Idv e Sinistra e libertà con il fronte del rifiuto guidato dalla Fiom-Cgil. Cedendo alle lusinghe del fronte antagonista, Bersani dà una sensazione di evidente subalternità, che ora cerca di bilanciare con un tatticismo volto a recuperare un rapporto sempre più difficile con i centristi. L’inseguimento è un’arte difficile, che richiede agilità e furbizia tattica, ma che, soprattutto, non si può realizzare con il piede in due scarpe.